La Tonnara
Sulla pesca del tonno che doveva essere copiosa nelle acque della baia di Tindari, presso Oliveri, abbiamo notizie certe gia con Edrisi, famoso geografo arabo alla corte di re Ruggero che, verso la meta del XII secolo, così scriveva: "a levante di Termini vi e tin paese che si addimanda `Labiri' (Oliveri), incantevole soggiorno lieto d'acque perenni che danno moto a parecchi mulinz; nel Porto di questo paese si pesca quel gran pesce che si addimanda 'tonno'"
L'antica tonnara di Oliveri, introdotta molto probabilmente durante la dominazione araba, aveva mediamente un pescato di circa mille tonni a stagione, che aveva luogo da maggio ai primi di luglio.
Nella tonnara erano presenti due rais: uno di terra e uno di mare. La guardia di terra, chiamato "rais di montagna", secondo quanto ci racconta D'Amico, stava in un capanno sul Monte del Tindaro e non appena vedeva comparire i tonni affiorare nel golfo, avvertiva i marinai della tonnara con la caratteristica tromba.
Dopo la pesca le caratteristiche imbarcazioni di varie dimensioni, i cosiddetti palischermi, venivano tirati a riva e il giorno dopo si era soliti sciogliere il voto fatto alla Madonna nera del Tindari ringraziandola per l'abbondanza della pesca e deponendo ai suoi piedi il ricavato della vendita di un tonno promesso all'inizio della stagione di pesca.
Lo stabilimento della tonnara, che per varie vicissitudini aveva avuto innumerevoli proprietari, passò, a causa di una disastrosa amministrazione, dai baroni Longo di Barcellona, che lo avevano ereditato nel 1859, ai soci Adragna D'Alia Staiti da Trapani, cui era stato aggiudicato dal Tribunale di Messina nel 1903.
L'ultimo anno in cui venne calata la tonnara fu il 1967 con un pescato di soli ottanta tonni. L'anno successivo lo stabilimento fu costretto a chiudere, ponendo fine per sempre ad una tradizione antichissima che aveva scritto gran parte della storia e della vita degli abitanti di questo borgo marinaro.
Anche la tonnara di Oliveri ha subito lo stesso doloroso destino di buona parte delle tonnare siciliane. E' stata, infatti, distrutta per far posto ad un grande residence turistico, chiamato beffardamente "la Tonnara", che vagamente ne ricorda, nella struttura architettonica, l'antica caratteristica fisionomia.
Alla totale scomparsa di questa identità culturale si oppone un brandello di memoria legato ad un enorme palischermo sopravvissuto alla distruzione che, agli inizi degli anni Novanta, su sollecitazione della sezione etno-antropologica della Soprintendenza di Messina, l'Amministrazione del tempo, in modo intelligente, restaurò e restituì alla memoria del luogo.
La Tonnara

