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Chiuso tra un folto parco boscoso,
che quasi lo nasconde, esso appare come misteriosa dimora che
abbia celato chissà quali tenebrose vicende. Ma forse la sua
storia è invece limpida e serena poiché seppure, nel corso dei
secoli, qualcosa di oscuro avvenne tra le sue mura, nulla ce ne
tramanda la memoria.
Ricordato da Edrisi al tempo dei normanni, epoca nella quale era
chiamato Liviri, esso fu il centro attorno cui sì andò poi
formando il borgo, quasi interamente abitato da pescatori
specializzati nella cattura dei tonni.
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Con gli aragonesi ne fu
castellano Ferrano de Abbellis dal quale nel 1360, per
concessioni di rè Federico III pervenne a Vinciguerra di Aragona
cugino di Federico stesso.
Al tempo di rè Martino ne fu signore Raimondo de Xamer che lo
possedette assieme alla sottostante tonnara (1398). Sul 1414 rè
Ferdinando di Castiglia ratificò uno scambio, dell'anno 1400,
per cui il castello era passato a Federico Spadafora. A questi
subentrò Perrono Gioieni alla cui famiglia rimase sino al 1600
circa, epoca nella quale venne venduto ai La Grua.
Successivamente posseduto dalla famiglia Zappino fu da questa
venduto a Giuseppe Accordino (1693).
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Al tempo di rè Martino ne fu
signore Raimondo de Xamer che lo possedette assieme alla
sottostante tonnara (1398). Sul 1414 rè
Ferdinando di Castiglia ratificò uno scambio, dell'anno 1400,
per cui il castello era passato a Federico Spadafora. A questi
subentrò Perrono Gioieni alla cui famiglia rimase sino al 1600
circa, epoca nella quale venne venduto ai La Grua.
Successivamente posseduto dalla famiglia Zappino fu da questa
venduto a Giuseppe Accordino (1693).
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Nel 1724 venne acquistato da
Ludovico Paratore Basilotta principe di Patti e dopo alcuni
passaggi ereditari, sul 1803 divenne proprietà di Gaetano
Paratore d'Amico principe di Patti.
Da lui castello e titolo passarono alla sorella Eleonora e da
questa al fratellastro Domenico Merlo, che, sul 1900 circa,
lasciò il castello alla figlia Elena dalla quale ereditò la
pronipote e figlia adottiva, Caterina Martorana Bonaccorsi,
attuale proprietaria, mentre il titolo dalla figlia primogenita
di Domenico Merlo, Marianna, pervenne al di lei nipote generale
Domenico Bonaccorsi, attuale principe di Patti.
Il castello sopra una bassa collina, poco lontana dalla spiaggia
del Tirreno, è sovrastato dall'altissimo promontorio del Tindari
(alla cui base il mare forma piccole, deliziose insenature
sempre mutevoli) sul quale sorge il famoso santuario della
miracolosa «Madonna nera» venerata in tutta l'isola e le cui
antiche leggende affascinano ancora la fantasia popolare.
Secondo Goffredo da Viterbo il nome di Oliveri deriva da uno dei
capitani di Carlo Magno chiamato Oliverio, che sarebbe sbarcato
in quei pressi.
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